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"Giuliana e il capitano" Stampa

 

Regia: Vanni Vallino; soggetto e sceneggiatura: Vanni Vallino, Mauro Begozzi; consulenza storica: Mauro Begozzi; musiche originali: Maurizio Saragosa; fotografia: Lorenzo Gambarotta; produzione: Immagina Novara, in collaborazione con l'Istituto Storico della Resistenza e della Società Contemporanea nel novarese e nel verbano cusio ossola “Piero Fornara” e con il Comune di Pieve Vergonte; interpreti principali: Elena Ferrari, Marco Morellini, Nino Castelnuovo; Erika Blanc; Bruno Gambarotta; durata: 60'; anno di produzione: 2011


Il film racconta la storia di un grande amore degli anni '40, all'inizio della lotta partigiana, tra Milano, Cireggio, le baite della Camasca e infine Megolo, in Val d'Ossola.

Due persone, un uomo e una donna della borghesia milanese, l'architetto Filippo Beltrami, poi capitano nel corso della guerra, e sua moglie Giuliana Gadola, vivono intensamente il loro amore e l'amore verso la libertà.

Dopo l'8 settembre Filippo Beltrami accetta di comandare un gruppo di ragazzi e militari sbandati decisi a combattere i tedeschi occupanti e i fascisti, Giuliana lo sostiene e lo aiuta, poi torna dai figli piccoli.

La storia finisce nel febbraio del 1944, quando, nella battaglia di Megolo, Filippo Beltrami e altri undici partigiani del suo gruppo cadono eroicamente.

La guerra che si insinua nel privato, il coinvolgimento della popolazione, l'ascendente del capitano sui suoi uomini, l'ascendente di Giuliana sul comandante sono elementi costituenti della vicenda raccontata nel film.

Il film si ispira al libro di Giuliana Gadola Beltrami Il capitano, pubblicato nel 1946.

 


Sul film proponiamo una dichiarazione del regista.

Il nostro film non ha un lieto fine; molti dei protagonisti muoiono in una battaglia durante il primo periodo della lotta partigiana e della Resistenza. Eppure penso che questa storia abbia al suo interno uno straordinario messaggio positivo, unico ed universale: la ricerca dell'Amore! Sono certo di dire parole retoriche e scontate, perfino vecchie e stucchevoli, ma sono nello stesso tempo convinto che oggi, in questo disastroso duemilaundici che sta per terminare, di quelle parole abbiamo tutti bisogno.

Nel libro Il capitano, da cui è tratto il film, Giuliana ci parla in prima persona del suo amore per Filippo e Filippo, nella nostra storia, diventa protagonista proprio perchè è raccontato da Giuliana: solo lei poteva descriverlo così bene.

Ripeto: la storia di un grande amore, si direbbe "d'altri tempi", coerente, dubbioso, battagliero, sicuro, romantico, decisivo.

Solo d'altri tempi? Perchè non riproporlo oggi: abbiamo vergogna di affrontarlo, discuterlo, capirlo, praticarlo?

L'amore di Giuliana e Filippo non si ferma alla coppia, non rimane chiuso nelle stanze della case di Milano, di Cireggio, ma va oltre, fino alle baite in Camasca e vola nei prati della val d'Ossola...Ecco le parole retoriche, sono altri tempi, altre situazioni, altri "climi sociali": eppure...Sono convinto che l'amore tra Giuliana e Filippo era grandissimo perchè erano stati fortunati a trovarsi così, sintonizzati sulla stessa lunghezza d'onda della vita e sono sicuro che non poteva fermarsi a loro due, ma doveva uscire su altri ideali, la Vita, la Libertà, la lotta per la Patria. Solo così si può spiegare una scelta di vita oggi difficilmente capibile. " Se l'Italia fosse più piccola, non più grande della nostra casa, potremmo insieme ripulirla e riordinarla tutta... anch'io con le mie mani... fin negli angoli più scuri, ammazzandomi di lavoro con te. " racconta Giuliana, confermando l'ipotesi romantica ed unica della loro storia... ma questo non vale anche oggi?

Gianni Rodari scriveva nell'introduzione al libro che Storia e Vita coincidono perchè i fatti personali si sovrappongono ai fatti storici e quindi ne esce una rara lezione umana e civile.

Parole forti, parole importanti, parole valide per sempre.

Nel libro e nel film Giuliana è sempre accanto a Filippo nelle scelte importanti, lo aiuta, lo guida; le decisioni vengono prese insieme, anche quelle dure e probabilmente "senza ritorno": una figura straordinaria di donna, come tante della Resistenza italiana.

E alla decisione di "scendere in campo", sul divano della casa di Cireggio, Filippo attarverso il ricordo e le parole di Giuliana conferma: "ecco, hai detto quello che volevo, quello che io so che tu pensavi. Si fa, basta... Non abbiamo sempre riso della gente che ai suoi sentimenti e ai suoi ideali non trova che parole? Li aspettavamo alla prova. Ecco, sarà divertente. Del resto, o la va o la spacca.. Dopo, saremo molto contenti..."

Nel nostro film, non a caso, le ultime inquadrature riservate a Giuliana e Filippo li raccontano a distanza con un sorriso, amaro e dolce, come la Vita scelta. O la "Vita dedicata" di cui parla Giuliana a Mauro Begozzi, tanti anni dopo: " ... più degli uomini le donne hanno un ricordo della Resistenza come di un periodo bellissimo, dove il bello non vuol dire solo e necessariamente allegro. Bello perchè profondo, bello perchè vissuto, bello perchè partecipato, bello perchè non ritroveremo mai più quella sensazione del vivere 'pienamente', 'completamente' la vita. E questo è importante ed è quello che vorrei che i giovani capissero: che una vita dedicata è anche una vita molto bella."

Questo ho voluto raccontare nel film, insieme agli straordinari amici-attori che hanno fatto vivere Giuliana, Filippo, Dionigi, Gaspare, Enrico, Pippo, Alfredo e tutti gli altri... e questo vorrei che capissero soprattutto i giovani. Insieme ai bambini che oggi lo hanno interpretato e che spero domani vivano in un paese migliore. Mi piace ricordare le parole che Eugenio Montale ha dedicato al piccolo capolavoro di Giuliana: "... se la vita di Filippo Beltrami e di tanti altri degni di lui non basta a trasmettere un ricordo positivo del movimento partigiano, bisogna pensare che sulla via del nostro riscatto morale noi non siamo ancora, purtroppo, neppure a mezza strada".

Oggi come allora.