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Confini contesi. La frontiera delle Alpi occidentali 1940 - 1947 Stampa


Che il sistema delle cime delle Alpi occidentali costituisca un naturale confine e un ostacolo al movimento di uomini e merci fra il Piemonte e le limitrofe regioni francesi è affermazione plausibile solo in astratto. Un semplice viaggio che, dal versante piemontese o da quello francese, ci faccia risalire verso un colle o scendere per una delle tante valli che solcano i rilievi può confermarci invece che la catena dei monti è piuttosto da rappresentarsi come un complesso sistema integrato di opportunità e risorse, di uomini e culture. La toponomastica, l'aspetto delle costruzioni meno recenti, le parlate meno contaminate, numerose dinamiche economiche ancora affioranti evidenziano la storia plurisecolare di tale integrazione.

Ciò non significa che più linee di confine non abbiano lacerato a forza ora qui ora là nel corso dei secoli l'unitarietà organica della regione alpina occidentale: stanno a dimostrarlo, se non altro, i resti imponenti di fortificazioni disseminate, in alto e in basso, in decine di luoghi.

Ancora nella prima metà del Novecento, in Val di Susa e in altre valli dell'arco alpino occidentale il transito di merci e uomini dal Piemonte alla Francia e viceversa si incrociava con la presenza di decine di migliaia di militari e con i loro mezzi, con armi pesanti e munizioni, mentre opere di ingegneria civile si affiancavano e si legavano a quelle dell'ingegneria militare . Alla fine, nel 1940, la regione alpina occidentale con i suoi vari versanti sarà tagliata a metà dalla guerra e dai bombardamenti, subordinata alla violenza dell'occupazione militare, prima quella italiana della parte francese e poi quella tedesca di tutte le valli, fino all'insorgere di una guerriglia che vedrà fra gli altri protagonisti tanti giovani valligiani e nell'ambito della quale, attraverso la cooperazione fra partigiani, si ricucirà lo strappo doloroso determinato dall'aggressione fascista alla Francia nel 1940.

Il termine della guerra e la liberazione dall'occupazione non impediranno però, ancora una volta, l'emergere di logiche di divisione e questioni di confini si imporranno nelle trattative per la firma della pace fra la Francia e la neonata repubblica italiana.

Il nuovo film prodotto dall'Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, che da molti anni raccoglie testimonianze e documentazione sulla Resistenza in Val di Susa e in altre valli alpine piemontesi e che ha prodotto alcuni documentari che raccontano grandi e piccole vicende della lotta di liberazione in tale contesto, delinea i passaggi fondamentali della storia del rapporto fra le popolazioni alpine dei versanti piemontese e francese nel difficile periodo che va dalla guerra italo francese del giugno 1940 alla firma del trattato di pace di Parigi del febbraio 1947, con una particolare attenzione al ruolo che in tale contesto ebbe la lotta partigiana, attiva da un certo punto in poi su entrambi i versanti.

Sulla base di testimonianze di protagonisi, di interviste a storici che a vario titolo si sono occupati di tali vicende e di materiali d'epoca, immagini cinematografiche, fotografie, mappe, manifesti, documenti militari e partigiani, il film documenta in modo rigoroso ma ampiamente accessibile quei sette anni di confini alpini attraversati e riattraversati con vari intenti, in certi momenti contesi e in altri rimossi o, almeno, culturalmente e politicamente esorcizzati.

Regia di Alberto Signetto. Ricerca storica di Corrado Borsa, ricerca iconografica e di materiali d'epoca di Melina Bracco, fotografia e montaggio di Andrea Spinelli.