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Omicron
di Ugo Gregoretti

Regia: Ugo Gregoretti; Soggetto: Ugo Gregoretti; Sceneggiatura: Ugo Gregoretti; Musica: Piero Umiliani; Fotografia: Carlo Di Palma; Scenografia: Carlo Gentili; Interpreti: Renato Salvatori, Rosemarie Dexter, Gaetano Quartararo, Mara Carisi, Ida Serasini, Calisto Calisti, Dante Di Pinto, Franco Luzzi, Giuliana Corbellini, Vittorio Calef, Fausto De Luca, Ugo Gregoretti; Produzione: LUX FILM, ULTRA FILM e Franco Cristaldi per la VIDES CIN.CA; Distribuzione: Paramount; Durata: 95’; Note: Omicron è stato presentato al Festival cinematografico di Venezia del 1963; Premiato come miglior film al Festival del film umoristico di Bordighera del 1964.

Sinossi
Sulla riva del Po viene rinvenuto stecchito il corpo di un operaio, Trabucco, che tutti ritengono morto. Invece ha preso possesso Omicron, un abitante invisibile del pianeta Ultra, i cui abitanti intendono invadere la Terra. Prima di essere sottoposto all´autopsia Trabucco-Omicron riesce a far funzionare i muscoli, gli occhi, le orecchie, le ghiandole lacrimali e la respirazione. Non è ancora capace di decifrare il linguaggio umano perchè non è ancora riuscito a risvegliare la conoscenza, ma intanto per le straordinarie capacità automatiche viene riassunto nella fabbrica in cui lavorava. Tra varie vicende tenta di usare violenza a una servetta, Lucia, scopre il luogo dove si riuniscono dei sovversivi e indirettamente denuncia i loro nomi. Allorchè si accorge di amare Lucia comincia a ritrovare la coscienza: ora Omicron vorrebbe ritornarsene al suo pianeta ma non lo può fare finchè Trabucco non viene ucciso mentre esorta gli operai a scioperare. Ormai l´invasione della terra è incominciata.

Commenti
Quello di Omicron ci sembra un soggetto eccellente che Ugo Gregoretti ha maltrattato un po´ per monelleria un po´ per rispetto alle esigenze finanziarie di produzione: diventa infatti un film di puro svago proprio quando (nella seconda metà) dovrebbe cominciare a serrar le fila e a mostrare i denti. Ma lo fa con accortezza, sfoderando degli ottimi pretesti cinematografici e ripiegando sullo schermo di costume in cui Gregoretti è agguerrito. È un film discontinuo, che rinuncia a parte delle proprie ambizioni - lungo il cammino - con la maggior dignità possibile. Ma non è mai un film antipatico, né provinciale. Oltre tutto lo troviamo perfettamente allineato con i temi principali del cinema d´oggi, sui quali esercita una non sprovveduta ironia: alienazione, suspense, indagine subliminale,science-fiction; è giovanilmente a giorno, nei suoi momenti felici. Sono vecchi, invece, gli errori. Le sequenze deboli di Omicron fanno pensare subito a Miracolo a Milano.
Lo spunto fantascientifico è ovviamente la scusa per una vivace partenza: l´occasione per affrontare quel caso di "alienazione artificiale" che è l´operaio Trabucco.
Trabucco diverrà la vittima di due sopraffazioni, che agiscono l´una contro l´altra e lo chiudono in mezzo come in una pressa. Il pianeta Ultra e la grande industria appaiono simili a due fascismi contrastanti e inafferrabili, avviati entrambi alla conquista. Il primo parlerà con gli ultrasuoni e mobiliterà i suoi eserciti spaziali, manovranti invisibili nel corpo degli uomini soggiogati. L´altro entrerà in azione con gli slogan paternalistici, le alte protezioni, le human relations e lo spionaggio di fabbrica. Prima cura degli assalitori d´altri mondi sarà di spengere la coscienza, questo lumino incomodo, nell´interno delle vittime. Ma si accorgeranno che arrivano secondi, perché l´altra forza - quella terrestre – ci ha già pensato. Trabucco avrà ancora un sussulto di ribellione, poi soccomberà. Nessuna particolare chiaroveggenza, nessun messaggio particolare in Gregoretti, se non l´addio ai "polli ruspanti"infilati sullo spiedo della civiltà di massa.
Ma versatilità di discorso, garbo nella direzione e nella guida degli attori, intelligenza che mette ogni cura nel farsi sempre meno sofìsticata. Una filmografìa che a nostro parere si arricchirà ancora. Tino Ranieri, Omicron, in Cinema Domani n.10-12, anno II, luglio-dicembre 1963.

Con Omicron, Gregoretti autorizza un pronostico favorevole sulla sua futura attività: con questo film, mentre riafferma la piacevolezza della sua vena inventiva, rivela un impegno di scandagliare i fenomeni della realtà sensibile per cavarne i più veri significati. La critica è stata concorde nel distinguere, con diversa valutazione, le due parti in cui, grosso modo, Omicron può dividersi. Anche a me sembra che Gregoretti sia molto più persuasivo nella prima parte (per intenderci, quella che ha per protagonista Omicron-Salvatori non ancora umanizzato) che nella seconda: del resto la migliore riuscita è logica poiché all´impostazione narrativa a contrasto meglio si addice ovviamente un personaggio la cui sola presenza radicalizzi le continue contrapposizioni della vicenda, immaginata dallo stesso regista, autore anche del soggetto e della sceneggiatura. Le contraddizioni sulle quali si appunta l´asprigna ironia di Gregoretti, inventando allo scopo che l´emissario di un fantascientifico pianeta Ultra si appropri del corpo di un comune operaio italiano deceduto e ne viva la vita, sono quelle della società italiana del cosiddetto "miracolo economico": e già nell´assunto c´è un´intenzione di agitare le paludose acque del quieto vivere cinematografico che è senza dubbio il merito precipuo di Gregoretti e di questo suo film, purtroppo artisticamente ancora troppo grezzo per poter aspirare ad un positivo giudizio estetico, ma di importanza niente affatto secondaria sia nei confronti del suo realizzatore, per le possibilità che lascia intravedere, sia nei riguardi della nostra cinematografia alla quale indica la strada dell´audacia nella sperimentazione e nella scelta dei temi.
Lorenzo Quaglietti, Fermenti anticonformisti nei film italiani e inglesi, in Cinemasessanta n.39 settembre 1963.

“Omicron era un film sulla fabbrica, o meglio, sulla Fiat, tant’è vero che la sua base documentaria è l’inchiesta sulla Fiat fatta da Giovanni Carocci e comparsa sulla rivista “Nuovi argomenti”, diretta da Alberto Moravia, che analizzava le difficili questioni sindacali all’interno degli stabilimenti FIAT dopo la creazione di una polizia segreta che vigilava sul lavoro negli stabilimenti. Alcune cose vennero da un incontro a Torino con dei giovani come Fofi e Soave. Dopo i miei primi lavori e dopo il successo del film Ro.go.pa.g. Cristaldi mi propose nel 1963 di girare un film di soggetto fantascientifico, che dapprima pensai di girare direttamente a Torino. Omicron era quindi un curioso esempio di satira sul lavoro operaio in una grande fabbrica, con un alieno che si incarnava in un operaio. Andai in FIAT, un po’ ingenuamente, per chiedere l’uso di un grande stabilimento dove poter girare, ma ovviamente la FIAT non ci diede il permesso. Andai allora all’ENI, che spinta dal desiderio di dimostrare come gli enti pubblici fossero più aperti dei privati, ci mise a disposizione immediatamente uno stabilimento di Firenze, il Nuovo Pignone, specializzato nella costruzione delle bombole a gas per le cucine; restammo lì quasi un mese; a Torino girammo solo alcuni esterni in Piazza San Carlo e in periferia.
A Torino ritornai successivamente, negli anni Settanta, per girare alcuni programmi sperimentali della RAI di Torino, lavori di ricerca che sfruttavano l’uso del chroma-key. Negli anni Ottanta restai a Torino per quattro anni come direttore del Teatro Stabile di Torino. Un’esperienza molto libera, vissuta senza condizionamenti, che mi permise di mettere in scena buoni spettacoli, come Ubu Re di Jarry. Ho un ricordo bello di quel periodo, che tuttavia mi provocò molte critiche al momento di lasciare Torino. Fui bollato come colui che aveva rovinato il teatro pubblico torinese. Con il tempo tutto si è appianato ed oggi sono accolto molto bene ogni volta che torno. Torino è sicuramente la città dove conservo più amici.”
Ugo Gregoretti

Il regista
Nato a Roma nel 1930, Ugo Gregoretti è regista cinematografico, televisivo, teatrale e operistico, nonché giornalista e sceneggiatore. Nella sua carriera ha diretto per quattro anni il Teatro Stabile di Torino e per dieci anni la rassegna teatrale “Benevento città spettacolo”, da lui anche fondata. È stato, inoltre, presidente per sei anni dell’Accademia Nazionale di Arte drammatica “Silvio D’Amico” e recentemente dell’ANAC, la storica Associazione Nazionale degli Autori Cinematografici. Esordisce in televisione con Controfagotto (1961) a cui fa seguire Il circolo Pickwick (1967). Dirige poi le parodie Romanzo popolare italiano (1975) e Uova fatali (1977). Si dedica quindi a film di inchiesta e di denuncia filmando un´Italia dimenticata in Sottotraccia (1991). Per il cinema gira il film d´inchiesta sulla condizione giovanile I nuovi angeli (1962), un film di fantascienza Omicron (1963), due documentari a sfondo politico-sociale in pieno autunno caldo Apollon, una fabbrica occupata (1969) e Il contratto (1971), e la pellicola autobiografica Maggio musicale (1990). Gregoretti può essere definito anche come maestro della satira di costume e antesignano del multimediale. Un documento del 1975, ci spiega l’utilizzo delle allora “nuove tecnologie”; il backstage de Le uova fatali, uno sceneggiato tratto dal romanzo di Mikail Bulgakov, Gregoretti ha usato la tecnica del Kroma Key al servizio della narrazione e non l´effetto speciale fine a se stesso, come spesso accade oggi con le più sofisticate tecnologie. La sua autobiografia e´ appena uscita col titolo Finale aperto. Vita scritta da se stesso per la casa editrice Aliberti.

Omicron
di Ugo Gregoretti
 
 
 

 
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