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La terra trema
1948, di Luchino Visconti

Regia: Luchino Visconti; assistenti alla regia: Francesco Rosi, Franco Zeffirelli; soggetto e sceneggiatura: Luchino Visconti; liberamente ispirato a I Malavoglia di Giovanni Verga; fotografia: Aldo Graziati; montaggio: Mario Serandrei; musica: coordinata da Luchino Visconti e Willy Ferrero; interpreti: pescatori e abitanti di Aci Trezza; produzione: Salvo D’Angelo per Universalia; Italia, 1948, 157’.

Il film
È la storia di una famiglia di pescatori di Aci Trezza, sfruttati nella loro povertà dai commercianti grossisti. Il giovane ‘Ntoni Valastro chiede ai pescatori di ribellarsi. Alcuni pescatori vengono arrestati ma poi fatti rilasciare dagli stessi grossisti cui serve manodopera. Disposta a lottare contro l’oppressione, la famiglia Valastro ipoteca la casa per comprare una barca e lavorare in proprio. Un’eccezionale pesca di acciughe sembra aiutarli, ma più tardi una tempesta distrugge la barca. Devono vendere la pesca di acciughe ai grossisti ad un prezzo irrisorio, perdono la casa e la famiglia si disgrega tra una sciagura e l´altra. ´Ntoni si rassegna a lavorare per i grossisti e anche se umiliato si evidenzia la sua consapevolezza alla necessità del tentativo individuale.

In principio, Visconti aveva intenzione di fare non uno, ma tre film; anzi, diceva, tre documentari: uno sui pescatori, uno sui contadini e uno sui minatori. Tutti e tre in Sicilia, sulla Sicilia. Tutti e tre, aspetti diversi della stessa lotta degli esclusi contro le avversità degli uomini e delle cose [...] Partì nel 1947 per girare il documentario sui pescatori, ad Aci Trezza, paese di ‘Ntoni e dei vinti di Giovanni Verga. I soldi erano pochi, pochissimi: sei milioni finanziati dalla società Artea di Lafredo Guarini, per conto del PCI su proposta di Antonello Trombadori. Quindi la composizione della troupe era quella di un documentario.
Francesco Rosi

Il film è tutto girato non solo con personaggi veri ma su situazioni che si creano lì per lì, di volta in volta, seguendo io soltanto una leggera trama che viene, per forza di cose, modificando man mano. I dialoghi li scrivo a caldo, con l’aiuto degli stessi interpreti, vale a dire chiedendo loro in quale maniera istintivamente esprimerebbero un determinato sentimento, e quali parole userebbero. Da questo lavoro nascono dunque i dialoghi ed il testo mantiene di conseguenza un tono letterario e autentico che mi sembra assai prezioso. [...] Il soggetto esiste e come! È la vita di questa gente, le loro difficoltà, la loro lotta che si chiude quasi sempre in perdita, la loro rassegnazione. Che soggetto! Non ne voglio altri. Niente sceneggiatura, è vero. Ma qualche volta penso con raccapriccio a quello che sarebbe se i miei personaggi pronunciassero battute scritte, anche con estrema maestria, in un salottino romano... No, no. Non è possibile concepire nulla di simile. Perciò i dialoghi sono quello che sono – veri – e magari ingenui – ma proprio insostituibili. La sceneggiatura esiste, perché quello che fanno questi personaggi è già sceneggiato serve solo a seguirli, guardarli con la macchina. E girare con estrema semplicità e dimenticarsi di saper fare ghirigori e arabeschi con una macchina da presa.
Luchino Visconti

Questo film così atteso, così discusso, è probabilmente la tappa più alta raggiunta finora dal cinema italiano. Il nostro cinema si è occupato diverse volte della Sicilia in questo dopoguerra: dal primo episodio di Paisà al film di Zampa Anni difficili, da In nome della legge all’ultimo film di Castellani Èprimavera; ma mai con la profondità, l’ampiezza e anche le ambizioni di Luchino Visconti in La terra trema. […] Per la prima volta nel cinema italiano, La terra trema, impostando un problema di lotta di classe, asserisce con energica consapevolezza la necessità, l’urgenza della giustizia sociale. E con tanto maggior forza lo asserisce, quanto più questi pescatori di Aci Trezza, dei quali il film parla, queste donne, questi muratori, braccianti, vecchi, bambini, sono nobili d’animo, umani di sentimento, leali e onesti e laboriosi. Mai nel cinema italiano immagini più belle avevano raccontato una storia più dolorosa, piena di significato.
Ugo Casiraghi

La terra trema è stato un po’ il simbolo, la bandiera, di tutta una generazione della critica italiana, e questo titolo, quasi avvolto in un mistico alone di leggenda, è entrato nella maggior parte delle recensioni, degli articoli, dei dibattiti che periodici specializzati, circoli di cultura e cineclubs han dedicato al cinema italiano e al neorealismo. Un film, insomma, che di questo cinema è un po’ la pietra di paragone, l’opera-principe alla quale si sono ricondotti, per una corretta valutazione, gli altri film, le altre opere. La terra trema è stato tutto questo: e quale quadro di valori estetici, di indicazioni tematiche, esso abbia offerto nei suoi non pochi anni di vita, dimostrano ampiamente le numerose citazioni, le battaglie culturali che in suo nome si sono condotte, i frequenti riferimenti, la folta e impegnata saggistica che sul film s’è accumulata.
Gregorio Napoli, Ètornato La terra trema, in «Il domani», 13 luglio 1962.

Insomma, con La terra trema Visconti volle darci quella personale interpretazione della Sicilia, filtrata attraverso la lettura di Verga, che da anni covava in sé, e al tempo stesso comporre un grande affresco sulla famiglia, come cellula principale dell’ordinamento sociale, luogo di incontri e di scontri sui diversi piani dell’esistenza, nucleo attorno al quale ruotano le passioni e i conflitti, microcosmo che riflette la società nel suo complesso: affresco che egli amplierà e approfondirà, in differenti contesti storici e sociali, nelle opere successive.
Gianni Rondolino, Visconti, Torino, UTET, 1981, p. 212.

Luchino Visconti (Milano, 1906 – Roma, 1976) Di famiglia aristocratica, riceve un’educazione raffinata, interessandosi dapprima alla musica, alla letteratura e al teatro. Nel corso degli anni Trenta (dopo una breve parentesi come allevatore di cavalli da corsa) si appassiona al cinema: durante un soggiorno a Parigi conosce Jean Renoir, di cui diviene assistente. Tornato in Italia esordisce alla regia con Ossessione (1942): il film viene duramente attaccato dal regime fascista. Gli stessi attacchi verranno riservati a La terra trema, film che conterà su una pessima distribuzione, ma che segnerà comunque un punto di non ritorno per l’esperienza del neorealismo. Neorealismo che verrà abbandonato in Senso (1954), film della svolta realista, sorto verso il melodramma, che rivela un sicuro gusto della messa in scena e una precisa consapevolezza nella direzione degli attori. Nel 1960 Rocco e i suoi fratelli chiude una stagione creativa molto fertile, che negli anni successivi virerà pesantemente verso la maniera, pur raggiungendo risultati figurativi e stilistici di eccezionale livello, come testimoniano Il gattopardo (1963) e Morte a Venezia (1971):

La terra trema
di Luchino Visconti