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Corbari
1970, di Valentino Orsini

Regia: Valentino Orsini; soggetto: V. Orsini, Renato Nicolai; fotografia: Giuseppe Pinori; sceneggiatura: Giovanni Sbarra; montaggio: Roberto Perpignani; musica: Benedetto Ghiglia; interpreti: Giuliano Gemma, Tina Aumont, Frank Wollf, Antonio Piovanelli, Vittorio Duse, e altri; produzione: Giuliani G. De Negri per Terza Film, Italia, 1970.

Il film
L’antifascista Corbari conduce una personale ed audace guerra contro il fascismo, fatta di azioni individuali di sabotaggio. Ma, contro il suo stesso volere, la crescente fama delle sue imprese e l’alone di imprevedibilità che lo circonda gli attira l’adesione di molti dissidenti.
Il primo a scovarlo è l’amico Casadei, che cerca inutilmente di convincerlo ad unirsi ai partigiani organizzati in montagna finendo poi per rimanere al suo fianco. Presto si aggiungono altri uomini e una donna, Ines; il gruppo compie varie rappresaglie, coronate dal successo.
L’occupazione di un paese, Tregnano, presidiato dai fascisti, segna una svolta nella personalità di Corbari, che vuole trasformare un semplice episodio di guerriglia in un ambizioso progetto di riforma sociale che lo porta a rifiutare la proposta di Uljanov, capo partigiano, di unire le rispettive forze.

Corbari, secondo lungometraggio interamente realizzato da Valentino Orsini, rimanda al precedente I dannati della terra: di quel film-saggio, infatti, di quella tormentata dichiarazione di una poetica, questo è in parte e in un certo senso la continuazione.
Anche qui, due personaggi diversi, contraddittori fra di loro, «simili solo nell’atteggiamento nei confronti della storia» (cfr. Valentino Orsini, Ipotesi ideologica aperta nella esplosione della bomba H, in Cinema Nuovo n. 189): Corbari che è per l’azione immediata e diretta, e Uljanov, il capo partigiano che preferisce organizzare con calma riflessiva la propria guerriglia. Il secondo richiama evidentemente l’Abramo dei Dannati: come quello rivendicava la necessità della lotta armata per la liberazione del proprio continente, questo pensa solo alla liberazione, e non amplifica la sua ipotesi, come tenta di fare Corbari che, pur fra gli errori che vedremo, va oltre: non basta liberare i contadini, egli pensa, ma occorre anche dar loro la terra. E attua la Comune nella “zona libera di Corbari” (“La ararete, la vostra terra, la amerete e la difenderete. Ogni ettaro un fucile. Mettetelo bene nella vostra testa, finalmente libera di desiderare, di pensare: da oggi dovrete imparare a fare da soli”). Rifacendosi consapevolmente al suo film d’esordio, Un uomo da bruciare, girato insieme ai Taviani, Orsini costruisce una figura di “eroe” tutt’altro che senza difetti e tutto positivo: anzi, insiste in certi momenti sui lati meno edificanti del suo carattere, sui suoi errori: il voler fare, all’inizio, “di testa sua”, certa spavalderia, l’orgoglio di sentirsi un “capo-popolo”, il suo considerare la donna come più trascurabile e insignificante rispetto all’uomo (significativa, in merito, la conclusione del primo incontro con Ines). Tuttavia Corbari non resta immobile nei suoi difetti, li supera, almeno in parte: ben presto infatti rinuncia al suo voler agire da sé e crea un gruppo affiatato di operai e contadini “semplici e determinati”, così come a poco a poco è costretto a riconoscere a Ines – alla donna – importanza e dignità pari a quelle dell’uomo. […]
In ogni caso, Corbari riconosce, almeno in parte, le proprie manchevolezze: rincorre Uljanov, che gli ha rimproverato di avere un carattere “impossibile”, e lo supplica di non odiarlo; […]
L’amicizia è un tema fondamentale del film. […] Orsini tramite il suo protagonista domanda: “Che cosa è un amico?”. Alla domanda, tutt’altro che oziosa o decadente, viene data un’immediata risposta fin dalle prime immagini del film, com’è nella consuetudine dell’autore: Corbari uccide l’amico fascista (“Era mio amico”, lascia scritto, “ma l’amicizia confonde”), e parte per fare da solo: respinge così, all’inizio, l’aiuto dell’amico universitario Casadei, che chiama ironicamente “signorino”, ma scopre poco dopo, proprio grazie alla tenacia dell’altro, che non ogni amicizia confonde, che esiste anche un ben altro tipo di amicizia. […]
Pur essendo un film sulla resistenza, Corbari supera quel clima di immobile e compiaciuta rievocazione così cara a molto nostro cinema elogiato anche dalla stampa della sinistra parlamentare e così poco “storica” nel senso più vero del termine, per un discorso di più ampio respiro e significato. Approfondendo i risultati di Un uomo da bruciare e in parte riallacciandoli alla tormentata ricerca dei Dannati della terra, Orsini ancora una volta ripropone i personaggi senza «ricerca di credibilità naturalistica, ma solo come attori che mimano il pensiero stesso dell’autore». Certo, per alcuni versi non vengono spezzati in Corbari gli schemi tradizionali dello spettacolo, come polemicamente avveniva nei Dannati.

Giuseppe Peruzzi "Cinema Nuovo", n. 209, gen-feb 1971


L´autore
Valentino Orsini, scultore in età giovanile, dal 1954 cominciò ad interessarsi al cinema dirigendo, da solo o con Paolo e Vittorio Taviani molti documentari (San Miniato luglio ´44, Curtatone e Montanara, Carlo Pisacane, Pittori in città, Moravia, I cavatori di pietra, Carvunara, Volterra comune meridionale, I pazzi della domenica) che culminarono con la collaborazione a L´Italia non è un paese povero, di Joris Ivens. In seguito debuttò nel film a soggetto, collaborando ancora coi fratelli, con Un uomo da bruciare, a cui fece seguito I fuorilegge del matrimonio. Ritornò al documentario nel 1963 (Una storia comincia, Chilometri 1696, Una strada d´acciaio, Il mestiere di dipingere, La natura la pazienza e il sogno nelle immagini della 130) e nel 1969 firmò il lungometraggio I dannati della terra, lucida analisi della crisi di un intellettuale italiano di fronte ai problemi del terzo mondo. Negli anni seguenti ha diretto altri film in cui tematiche impegnative e ostiche sono trattate più superficialmente, privilegiando l´aspetto commerciale. Tendenza, questa, evidenziata anche da Kleinhoff Hotel, che ha scritto per Carlo Lizzani (1977).

Corbari
di Valentino Orsini
 
 
 

 
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