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Achtung! Banditi!
1951, di Carlo Lizzani

Regia: Carlo Lizzani Soggetto e sceneggiatura: Carlo Lizzani, Rodolfo Sonego, Giuseppe Dagnino, Ugo Pirro, Massimi Mida, Enrico Ribulsi, Mario Socrate, Gaetano Giuliani De Negri Fotografia: Gianni Di Venanzio Musica: Mario Zafred Montaggio: Enzo Alfonsi Interpreti: Gina Lollobrigida, Andrea Checchi, Lamberto Maggiorani, Giuliano Montaldo Produzione: Cooperativa Spettatori-Produttori Cinematografici Durata: 96´ Origine: Italia, 1951

Il film
Nonostante il proclama del generale Alexander che invita i partigiani a rifugiarsi in montagna in attesa della primavera, il gruppo guidato dal comandante Vento e dal commissario politico Lorenzo decide di scendere a Pontedecimo, un paese alle porte di Genova, per cercare il collegamento con la città. Le armi scarseggiano e i partigiani pensano di prelevarle da una fabbrica. La staffetta incaricata di guidarli nell´impresa viene uccisa dai tedeschi, ma si decide di proseguire nonostante tutto. Il gruppo, in abiti borghesi, riesce ad infiltrarsi nella fabbrica, proprio quando i tedeschi hanno deciso di smantellare i macchinari per requisirli e avviarli in Germania. Gli operai si oppongono e mettono in atto un serrato ostruzionismo mentre i partigiani trafugano le armi. Si arriverà allo scontro diretto con i soldati tedeschi, che hanno scoperto il furto. Operai e partigiani battono fianco a fianco mentre l´ingegnere che dirige la fabbrica preferisce farsi impiccare piuttosto che collaborare con il nemico. L´arrivo degli alpini e la loro decisione di passare dalla parte dei partigiani risolverà la situazione, salvando i preziosi macchinari.

L´idea nacque in occasione della presentazione in anteprima, al pubblica popolare, di La terra trema. Alla fine della proiezione il regista spiegò come il film rappresentasse soltanto la prima parte di una trilogia (...).
Il regista disse anche di aver rinunciato a dare un seguito alla sua opera non avendo trovato i produttori privati disposti a realizzare dei film del genere. Fu allora che un gruppo di operai propose di dare vita ad una cooperativa che finanziasse dei film coraggiosi, quei film che l´industria privata non si sentiva di produrre. Bisognava rompere il cerchio di una consuetudine umiliante per il cinema Italiano, dare un esempio, lanciare una iniziativa che potesse poi essere ripresa da altre città italiane, dimostrare che il popolo non solo amava il nuovo cinema italiano, ma voleva aiutarlo e rafforzarlo. Genova volle il suo film ed i fondatori della cooperativa furono d´accordo a scegliere a tema della prima opera cinematografica finanziata direttamente dagli spettatori la Resistenza, che proprio a Genova aveva avuto momenti e figure indimenticabili.
Fu chiamato a realizzare il film un gruppo di giovani: la cooperativa cominciava la sua vita con un gesto coraggioso e generoso. Furono organizzate una serie di manifestazioni popolari, cui intervennero i migliori nomi del cinema italiano e nel corso delle quali ebbe inizio il lancio delle "azioni" da cinquecento lire. Fra le categorie che si distinsero nella popolazione dell´iniziativa e nell´acquisto delle azioni, bisogna ricordare quella dei tranvieri ( ... ). Mu furono tutte le categorie della popolazione a seguire con interesse il nostro lavoro durante il difficile periodo della preparazione ( ... ).
Ci vorrebbe un libro per raccontare tutto quello che ci è accaduto in questi mesi, per descrivere le difficoltà che abbiamo dovuto superare per riuscire a portare a termine le riprese dei film (...). Malgrado tutto, il film è stato portato a termine dettagliatamente grazie anche all´entusiasmo e al disinteresse di tutta la "troupe ". Bisogna infatti ricordare che tutti i tecnici e gli artisti hanno partecipato al film come cooperatori prendendo solo una parte della propria retribuzione in conto anticipo e legando il resto alla fortuna commerciale del film.
Carlo Lizzani, "Quaderni delle Olimpiadi", n. 3, agosto 1951

Mi interessa sottolineare, proprio sul terreno dei risultati raggiunti, la sostanziale mancanza di novità della strada intrapresa da Carlo Lizzani e l´effettivo anacronismo del suo esperimento. Non tanto per denunciare ancora una volta i grossi limiti di Achtung! banditi!, quanto per indicare in quel film i germi di falso rinnovamento e di superficiale antifascismo che ritroveremo nella maggior parte dei recenti film italiani antifascisti di quel periodo e in particolare nelle ultime opere di Lizzani medesimo. Achtung! banditi! voleva essere, nelle intenzioni dell´autore, un film « storico », lontano il più possibile dalla poetica rosselliniana, dai temi e dai modi del neorealismo. La Resistenza non poteva più, per ovvie ragioni, essere vista con gli occhi di coloro che la fecero nel momento in cui la fecero: occorreva rappresentarla nel suo svolgimento storico, secondo un´interpretazione dei fatti che solo lo storico, a distanza di tempo, può dare. Così, fatti e personaggi, veri o falsi non importa, dovevano essere inseriti in una struttura narrativa che ne mettesse in rilievo il grado di tipicità nella situazione rappresentata, e tutto il discorso drammatico doveva confluire in una chiara e ordinata spiegazione di accadimenti, che al valore storico intrinseco aggiungesse magari anche un valore pedagogico. Senonché l´unica possibilità consentita agli autori di fare opera critica, nell´ambito di un cinema drammatico e di fantasia che prescinde nel modo più totale dalla utilizzazione del materiale documentario come materiale di racconto, era quella di trasferire sul piano della rappresentazione drammatica, con personaggi a tutto tondo ed episodi ricchi di grande forza emblematica, il contenuto antifascista del soggetto. In altre parole la sola occasione di fare opera « impegnata », critica, antifascista, era quella di fare opera « poetica »; rimanendo totalmente al di sotto di questo obiettivo ogni, sia pur lodevole, impegno programmatico, ogni perizia tecnica, ogni sforzo produttivo, ogni sincera volontà di fare.
Al di là di quest´unica, irripetibile possibilità, la carica antifascista del film si riduceva a un´esile traccia che collegava i diversi episodi. Anche nei casi migliori (e non certo in Achtung! banditi!) la pretesa storicistica del film si limitava a un inquadramento storico di fatti accaduti anni prima, senza un´effettiva prospettiva critica che collegasse i fatti di allora a quelli d´oggi. Mancando la ragione poetica dell´opera, ne veniva meno anche la ragione politica. E la storia con la S maiuscola era poco più che una storia qualsiasi, ambientata sì in Italia all´epoca della Resistenza con personaggi più o meno storici e fatti realmente accaduti, ma non molto dissimile da altre mille storie ambientate o ambientabili in qualsiasi parte del mondo.
La lezione di Achtung! banditi! poteva risultare valida solo in casi eccezionali: soltanto se un artista, un vero artista, fosse stato indotto dalla visione di quel film a rimeditare il nostro recente passato e a comporre un´opera artisticamente riuscita, e quindi a un tempo critica, « impegnata » e antifascista. Un Visconti allora, il Visconti della Terra trema e di Senso, avrebbe potuto forse darci il grande film storico sulla Resistenza: ma altri interessi lo portavano altrove. Se la strada tracciata dal film di Lizzani fosse stata seguita, cioè se le condizioni politiche, economiche e sociali di allora avessero permesso al nostro cinema di porsi su quella strada, penso che avremmo semplicemente anticipato di otto anni il grande sviluppo del cinema antifascista che si è riscontrato a partire dal 1959; ma ben difficilmente saremmo giunti a un cinema antifascista non soltanto di nome ma anche di fatto. Perchè, a mio avviso, la strada del cinema antifascista non era quella di Achtung! banditi!, ma quella che da Roma città aperta, attraverso una progressiva decantazione dei fatti operata da una lucida visione storica, porterà ad All´armi siam fascisti!
Gianni Rondolino, Atti del convegno nazionale Tendenze attuali del cinema antifascista italiano Grugliasco, luglio 1963

Il regista
Carlo Lizzani nasce a Roma il 3 Aprile 1922.
Proveniente dalla critica, prende parte attiva al movimento neorealistico sia come attore (è protagonista de Il sole sorge ancora, 1946, di A. Vergano), sia come collaboratore alla sceneggiatura in film di De Santis, Rossellini, Lattuada. Nel 1951 passa alla regia con Achtung! banditi!, discontinuo ma interessante tentativo di inquadrare un episodio della Resistenza nella realtà storico-sociale di quegli anni. Che il tema dell’opposizione al fascismo fosse da lui particolarmente sentito lo dimostra, nel 1954, Cronache di poveri amanti, sobria e vigorosa riduzione dell’omonimo romanzo di Vasco Pratolini, che resta la sua opera migliore. Successivamente, dopo aver tentato, con scarso successo, la strada del film comico (Lo svitato, 1956) e, con risultati più felici, quella del documentario (La muraglia cinese, 1956), pare orientarsi soprattutto su una produzione di un buon livello spettacolare, pur non rinunciando ad affrontare sporadicamente temi di un certo impegno. Ricordiamo ancora, tra i suoi film: Il gobbo (1960), L’oro di Roma (1961), Il processo di Verona (1963), La vita agra (1963), Svegliati e uccidi (1965), Banditi a Milano (1967), L’amante di Gramigna (1968), Crazy Joe (1973), Mussolini ultimo atto (1974), Storie di vita e malavita (1975), Fontamara (1980), La casa del tappeto giallo (1983), Nucleo Zero (1984) da un romanzo di Luce d´Eramo, Mamma Ebe (1985), Caro Gorbaciov (1988), oltre agli sceneggiati televisivi Un´isola (1986) e La trappola (1989). Dal 1979 al 1982 dirige la Mostra Cinematografica di Venezia. Nel 1991 dirige Cattiva, film ambientato nella Svizzera d’inizio Novecento, seguito nel 1995 da Celluloide, pellicola che rievoca le vicende della realizzazione di Roma città aperta e i rapporti tra Rossellini e Sergio Amidei.
Negli ultimi anni si dedica con molto successo alla fiction televisiva, gran parte della quale girata nella nostra città.

Achtung! Banditi!
manifesto del film
 
 
 

 
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