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Le prime bande
1983, di Paolo Gobetti

Documentario realizzato nel 1983 da Paolo Gobetti con l´Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza.
Testimonianze: Sergio Bellone, Lucia Boetto Testori, Nardo Dunchi, Poluccio Favout, Sandro Galante Garrone, Paolo Gobetti, Andrea Guglielmone, Bianca Guidetti Serra, Gianni Jarre, Alessio Maffiodo, Piero Maggi, Luigi Moranino, Giovanni Nicola, Giuseppe Pollarolo, Guido Quazza, Nuto Revelli, Renato Testori, Enzo Tron, Adolfo Velino.

Il film
Gli inizi della guerra partigiana vengono rievocati senza retorica né vuoti intenti celebrativi, discutendo soprattutto le difficoltà e gli entusiasmi di questi primi tentativi; scavando, al di là dei ricordi immediati dei primi giorni e delle prime azioni, i problemi di «apprendistato» di questa nuova forma di lotta, gli imprevisti della vita quotidiana, i risvolti anche dolorosi nell´esercizio della giustizia e la creazione di nuovi, concreti ideali.
Attorno ai principali testimoni dell´indagine – Nardo Dunchi, Guido Quazza e Nuto Revelli – si muove tutta una serie di personaggi provenienti degli ambienti più diversi, le cui testimonianze arricchiscono il panorama degli eventi situati tra l´8 settembre 1943 e il marzo 1944.
Gli unici documenti filmati autentici del periodo, girati da Don Pollarolo, Claudio Borello e Michele Rosboch con le cineprese portatili di allora, sono il contrappunto nella raccolta odierna dei ricordi di allora.

La Resistenza è stata, per me come per tanti altri ragazzi della mia età – quand´è incominciata non avevo ancora 18 anni – senza dubbio la più importante e la più bella esperienza della mia vita. Per me, con la famiglia che mi ritrovavo, nessun problema di scelta: la mia era una scelta obbligata, che ho accettato con molto entusiasmo. Da sempre, da quando avevo incominciato ad avere una minima conoscenza delle cose, avevo imparato ad amare la libertà, a respirare libertà nei brevi viaggi che con mia madre facevamo fuori dall´Italia. La vita quotidiana, a Torino, dove sono nato e cresciuto, procedeva sotto la pesante cappa della dittatura fascista. Mia madre fu molto brava a non farmi mai sentire più del necessario la condizione di chi non condivideva il regime imperante. Ha sempre evitato che dovessi sentirmi diverso o isolato.
Mi sono sempre sentito accanto, a sostenermi, a rincuorarmi, l´affetto, la passione degli amici che conducevano la lotta antifascista. E, forte di questo affetto, di questa certezza ho affrontato senza problemi una quotidianità che mi faceva partecipare (o fingere di partecipare) al coro per cui a scuola bisognava cantare Giovinezza, prender parte alle adunate e all´addestramento tra i balilla e nella Gil: dove tra l´altro sono stato tra i marinaretti e negli avanguardisti alpini evitando così d´indossare la camicia nera che tanto mia madre aborriva. [...] La mia Resistenza, in generale tra le file delle formazioni Gl, è stata bella e movimentata, faticosa perché si trattava sempre di camminare, per fare le azioni, o per evitare i rastrellamenti tedeschi. Camminare, in montagna,con la neve o sotto la pioggia, tanto da farcele quasi odiare quelle montagne che avevamo prima sempre amato, e che amo ancor oggi. Ma sempre con il grande piacere di partecipare a una grande avventura, di avere compagni accanto con cui condividere pene e piccole gioie, di inventare qualcosa sempre di nuovo per condurre meglio la nostra lotta, anche se poi in pratica, come ho detto, si trattava poi sempre di correr su e giù per le montagne. Una lotta, per me, senza odio, cercando di evitare il sangue, rifuggendo da crudeltà o cattiverie; entusiasmandomi soprattutto per i sabotaggi, anche di grandi dimensioni, e per i colpi di mano possibilmente incruenti. Cercando di vivere con la gente, di sentire l´amicizia, la solidarietà dei montanari che non vivevano in banda, ma condividevano le nostre ragioni.
Ho avuto la fortuna di non far mai parte di formazioni troppo numerose, troppo ben inquadrate, troppo militari. Perché nell´invenzione quotidiana di una disciplina non imposta ma scoperta individualmente e naturalmente praticata sentivamo la gioia massima di questa lezione della lotta partigiana: creare in noi stessi la coscienza di una nuova società che cercavamo di realizzare.
[...] Quando le vicende della vita mi portarono a creare, con Franco Antonicelli e altri amici, l´Archivio Cinematografico della Resistenza non pensavo ancora di dover realizzare dei film. Lo scopo primo dell´Archivio era di raccogliere tutto il girato, tutte le pellicole realizzate, soprattutto quelle che rischiavano di perdersi e andare distrutte o deteriorate. Poi, col proseguire dell´attività, ci siamo resi conto che c´erano, oltre alle non molte pellicole girate durante i venti mesi della Resistenza, altri grandissimi depositi di documenti e di immagini nella memoria di quanti avevano preso parte a questo grande movimento. Così nacque l´idea delle interviste filmate che mi riportò a contatto con la pellicola ancora da impressionare e a scoprire le potenzialità del video nella conservazione della memoria storica.
Nasce così Le prime bande, un´impresa in cui vorrei esprimere molte cose, che si trascina per parecchi anni, perché di denaro ce n´è poco e quindi la lavorazione va a rilento, perché molti sono gli imprevisti; spesso improvvisate, anche se volenterose, le troupe impegnate nelle trasferte, perché tutto procede come per germinazione spontanea: da un´intervista nasce la necessità o l´opportunità di realizzare quella successiva. I testimoni mi guidano, ci guidano, perché spesso l´elaborazione è davvero collettiva, al di là dell´impostazione di partenza.
[...] Nella ricerca de Le prime bande di tanti anni prima l´Archivio ha creato una piccola banda «un po´ sbandata», come ci ha detto uno degli intervistati riferendosi ai suoi tempi, e questa piccola banda, con tutti i suoi strumenti, cavi, spinotti, batterie, è andata su e giù per le montagne, cercando di evitare neve e pioggia, ma camminando oltre le strade carrozzabili, a cercare, anche nei posti, nei casolari ormai abbandonati e deserti, qualche piccola memoria. La banda dell´Archivio una sua atmosfera l´ha ricreata: e credo che nel film, nonostante i suoi limiti, nonostante le tante cose che volevamo dire e che non siamo stati capaci di comunicare, qualcosa si riesce ad avvertire se tanti ragazzi, tra i pochi che l´han potuto vedere, ci hanno posto una serie di domande per capire meglio una situazione tanto diversa da quelle con cui vengono a contatto nel mondo di oggi.
Li hanno soprattutto interessati i difficili problemi di una giustizia da esercitare in condizioni così eccezionali, ma volevano anche capire che cosa voleva dire aver in mano un fucile, anche da parte di chi non era affatto assetato di sangue. Li ha a volte stupiti constatare come i partigiani erano stati ragazzi come loro, li ha sorpresi la semplicità, l´ingenuità magari di tante soluzioni, di tante imprese in cui il rischio poteva nobilitare azioni che non avrebbero avuto niente di eroico.
(Paolo Gobetti, Memoria, Mito, Storia, La parola ai registi: 37 interviste, in «I quaderni de Il Nuovo Spettatore» n.16, Ancr, Torino 1994, pp.146-154)

L´autore
Paolo Gobetti (Torino, 1925 - 1995) è stato partigiano combattente nelle formazioni Giustizia e Libertà, come commissario della Colonna "Franco Dusi". È stato poi critico cinematografico dell´edizione piemontese de «L´Unità» dal 1948 al 1956, capo redattore di «Cinema Nuovo» dal 1956 al 1958. collaboratore di varie riviste di cinema, ha diretto «Il Nuovo Spettatore Cinematografico» (1959-1963) e fonda «Il Nuovo Spettatore» nel 1979.
Nel 1950 ha realizzato un cortometraggio di propaganda per il Pci, Avanti nel grande partito, sulla campagna di tesseramento e reclutamento. Nel 1962 ha realizzato, con Carla Gobetti, Scioperi a Torino, girato come film militante nel corso degli scioperi della Lancia, della Michelin e della Fiat.
Nel 1975, con Giuseppe Risso, ha realizzato il film di montaggio: Lotta partigiana e l´antologia dei cinegiornali Dalla marcia su Roma a Piazzale Loreto.
Per il cinema ha ancora diretto Cudine (1979), in collaborazione con Giuseppe Risso e Carla Gobetti, e Un´altra Italia nelle bandiere dei lavoratori (1982). Nel 1983 porta a termine Le prime bande e nel 1987 realizza con Paola Olivetti La Baìo – festa di una valle occitana, ricerca di antropologia visiva.
Nel 1991 realizza con Claudio Cormio il programma Racconto interrotto, sulla figura di Piero Gobetti, quale risulta dalle testimonianze degli amici, portando così a termine una ricerca compiuta con il cinema e con il video iniziata nel 1969.
In video ha poi diretto e prodotto, a partire dal 1980, una serie di programmi di carattere didattico in particolare sul fascismo e l´antifascismo, la Resitenza e il movimento operaio, tra cui ricordiamo Mussolini e il fascismo e Spagna anni Trenta. Nel 1990 ha realizzato il video speleologico Al tempo delle scale.
Ha curato varie traduzioni di romanzi e saggi di cinema. Ha scritto nel 1959 un libro su Le esplorazioni polari. Nel 1966 ha pubblicato l´antologia di plays televisive Teatro tv americano.
Nel 1966 ha fondato con Franco Antonicelli e Gianni Rondolino l´Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di cui è stato direttore e presidente.

Alessandro Galante Garrone e Nuto Revelli
Le prime bande
 
 
 

 
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