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Lancia di Chivasso: una comunitā operaia non rassegnata
di Corrado Borsa, Daniele Gaglianone, Marco Sassano

Nazione: Italia; Anno: 1994; Regia e sceneggiatura: Corrado Borsa, Daniele Gaglianone, Marco Sassano; Fotografia e suono: Alessandro Amaducci, Fiorentino Cerruti, Daniele Gaglianone; Montaggio: Daniele Gaglianone; Produzione: Lega Fiom Settimo CGIL Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza; Distribuzione: Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza; Formato e durata: BVU, 60´, col.

Sinossi
Nella notte tra il primo e il due luglio del 1992 veniva siglato dalla Fiat e dalle organizzazioni sindacali l´accorcio che prevedeva la chiusura definitiva dello stabilimento Lancia di Chivasso a partire dall´otto agosto successivo. 14200 lavoratori dello stabilimento, che si erano battuti in modo intenso e clamoroso contro l´ipotesi della chiusura per tutto il mese di giugno, finivano tutti (salvo 200, impiegati nell´ area dello stabilimento da riconvertire o trasferiti a Rivalta) in cassa integrazione.
Le immagini girate a caldo e le interviste utilizzate nel video fanno emergere non solo i tratti salienti della vicenda sindacale nella sua complessità, ma anche elementi caratterizzanti dell’identità culturale e politica di una peculiare comunità operaia.

Commento
Perché la Fiat aveva deciso la chiusura della Lancia di Chivasso? Nell´ambito dell´équipe costituita dall´ Ancr per documentare metamorfosi e ridefinizioni del lavoro sociale negli ultimi anni, noi una prima risposta l´avevamo abbozzata, sulla base di alcune interviste fatte a caldo, subito dopo l´accordo di luglio: i lavoratori dello stabilimento di Chivasso formavano una comunità con un suo profilo abbastanza peculiare, frutto della stessa storia produttiva e tecnologica della fabbrica,orientata alla produzione di qualità e mai del tutto integrata nella Fiat Auto, e della fusione di alcuni atteggiamenti ereditati dall´operaio qualificato della tradizione Lancia con l´esperienza di lotte dell´operaio-massa degli anni ´60 e ´70. Una comunità relativamente stabile nel tempo, nonostante la sconfitta dell´ottobre ´80 e l´ingresso di giovani operai alla fine dello scorso decennio, costituitasi progressivamente attraverso le relazioni interne alla fabbrica e al loro prolungamento nel territorio, capace di sedimentare valori e comportamenti collettivi, forme di socializzazione in parte sottratte al controllo sull´ erogazione del lavoro e di difesa della integrità psico-fisica dei lavoratori. Le interviste a delegati sindacali ancora in produzione e da molti anni attivi in fabbrica, producevano l´immagine, anche sorprendente, all´inizio degli anni ´90, di una comunità di lavoratori con una sua composizione tecnica e politica, una sua cultura relativamente compatte, in oggettivo contrasto con le strategie padronali definite tra la fine degli anni ´80 e i primi anni ´90. D´altra parte già proprio in quelle interviste emergeva la denuncia esplicita delle contraddizioni di quellc strategie, il fatto che alla richiesta di una nuova e maggiore partecipazione dei lavoratori al ciclo produtttivo, al controllo della qualità del prodollo, all’appello, ideologicamente anche molto forte (Romiti a Merentino ... ), all´ intelligenza e alla capacità di cooperazione operaie corrispondesse in realtà, nella materialità dei rapporti di fabbrica, una logica di taglio puro e semplice dei costi e la ricerca della massima disponibilità dei lavoratori alle esigenze produttive e alle compatibilità economiche aziendali senza contropartite collettivamente garantite. Nella chiave in cui puntava a ridefìnire l´ assetto produttivo e l´ organizzazione del lavoro, alla Fiat, nel 1992, doveva apparire ben più fuzionalizzabile alle sue strategie il "prato verde" di Melfi di quanto mai avrebbe potuto diventarlo la comunità operaia della Lancia. In questo senso lo stabilimento di Chivasso poteva apparire certamente "obsoleto". Dunque, da chiudere. […] Raccontare la storia della chiusura della Lancia dal punto di vista dei suoi lavoratori ci parve interessante e doveroso. Interessante perché si potevano far emergere, dietro e oltre lo scenario di crisi e difficoltà di mercato esibito dai media e dalla stessa Fiat, altre motivazioni, motivazioni assai più "strategiche"di quelle che finivano per legittimare la chiusura come prodotto di un´avversa fatalità economica; in tale chiave, la vicenda della Lancia consentiva non solo di offrire qualche suggestione rispetto all´effettiva identità del nuovo lavoratore ideale della Fiat, ma anche di meglio fissare parametri realistici per misurare il grado di "obsolescenza" della classe operaia Fiat piemontese nel suo complesso. Doveroso sembrava poi il tentativo di fissare almeno parzialmente l´identità di una comunità di lavoratori, con un profilo e una cultura definita attraverso anni e generazioni, che, come tale, con la chiusura dello stabilimento scompariva, un costo che rischiava di non essere affatto considerato nei vanti dei dirigenti sindacali sugli esiti non rovinosi dell´ accordo nel suo complesso. La lega Fiom di Settimo torinese mise a nostra disposizione una documentazione video sulla lotta di giugno piuttosto imponente per mole (più di quindici ore di materiale videoregistrato ... ) e decisamente "interna", nella sua estrema linearità e approssimazione tecnica, come "focalizzazione": video operatore era stato con costanza apprezzabile un operaio clella stessa Lancia di Chivasso. Definimmo un piano di interviste, tutte a lavoratori o ex lavoratori della Lancia, che consentisse di ampliare, anche cronologicamente, la storia dei lavoratori elella Lancia e la storia dei rapporti tra la Lancia e Chivasso e una parte del Monferrato. Così è nato il video Lancia di Chivasso - Una comunità operaia non rassegnata, prodotto dall’ Ancr, montato nel febbraio 1994.
Il nuovo spettatore n.17, ed Franco Angeli anno XV ottobre 1995.

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