Pubblicazioni

Cinema e guerra di Spagna

Il cinema ebbe per la prima volta una funzione chiave nel conflitto Scriveva Leonardo Sciascia, con indubbia efficacia evocativa, nella novella “Antimonio” (aggiunta nel 1960 alla raccolta Gli zii di Sicilia): “tante persone studiano, fanno l’università, diventano funzionari deputati ministri; a queste persone io vorrei chiedere: sapete che cosa è stata la guerra di Spagna? Che cosa è stata veramente? Se non lo sapete non capirete mai quel che sotto i vostri occhi oggi accade, non capirete mai niente del fascismo del comunismo della religione dell’uomo, niente di niente capirete mai: perché tutti gli orrori e le speranze del mondo si sono concentrati in quella guerra; come una lente concentra i raggi del sole e dà il fuoco, così la Spagna di tutte le speranze e gli errori del mondo si accese: e di quel fuoco oggi crepita il mondo”1. Si può ritenere che con tali affermazioni lo scrittore siciliano non volesse tanto riferirsi all´abusato, e discutibile, adagio historia magistra vitae, ma che intendesse invece sottolineare la rilevanza storica di una guerra, senza lo studio e la conoscenza profonda della quale si capirebbe probabilmente molto poco delle vicende politico-ideologiche del Novecento europeo. La guerra civile spagnola fu in effetti una guerra ideologica, che Carlo Rosselli, che ad essa partecipò con entusiasmo e determinazione, così descrive nel 1936: “Attenzione! Un conflitto europeo si prepara. Siamo arrivati al momento in cui due mondi in lotta, il mondo della libertà e il mondo dell’autorità, sono l’uno contro l’altro armi in pugno!”. Questa guerra – sosteneva Sciascia nel suo racconto – essendo una guerra civile, “non è stupida come una guerra tra nazioni, […] una guerra civile è un fatto più logico, un uomo si mette a sparare per le persone e per le cose che ama, e per le cose che vuole, e contro le persone che odia: e nessuno sbaglia a scegliere da quale parte stare”. Purtroppo chi si trovava dalla parte della neonata repubblica spagnola, democratica, liberale e libertaria soccombette alla fine a un regime dittatoriale, che si protrasse fino al 1975, anno della morte di Franco. La guerra che durò dal luglio del 1936 all’aprile del 1939 fu combattuta certamente con le armi tradizionali, ma fu un conflitto nel quale anche il cinema ebbe un ruolo amplissimo, nuovo: intanto davvero come straordinario strumento di documentazione, considerata la grandissima quantità di girato documentario che fu realizzata soprattutto dalla parte repubblicana ma anche da quella franchista; poi come un campo in cui gli stessi registi, spagnoli, europei, americani, si schierarono con l’uno o con l’altro fronte politico-ideologico; infine come ambito fondamentale in cui sperimentare la forza propagandistica della manipolazione delle immagini. Gli storici sostengono che la guerra di Spagna fu una sorta di prova generale del secondo conflitto mondiale, non solo perché vi parteciparono alcune tra le potenze che poi ne sarebbero state protagoniste, saggiando nuove tecniche belliche (come l’uso terroristico dei bombardamenti aerei), ma anche per l’utilizzazione massiccia di tutti i nuovi mezzi audiovisivi: dalla radio, alle fotografie che illustrarono gli eventi sui periodici e quotidiani del mondo intero, ai filmati sonori (nella prima guerra mondiale le riprese erano mute) proiettati nelle sale cinematografiche con evidente sapienza propagandistica. E molti sono stati i film girati con l´intento di sollecitare e sensibilizzare l’opinione pubblica dell’epoca e mettere con le spalle al muro alcuni governi democratici, in particolare quelli di paesi come la Francia (che fra l´altro viveva in quella fase l´esperienza delle sinistre al governo) e l’Inghilterra, che avevano scelto una politica di non-intervento per non essere coinvolti nella guerra e condotti quindi a una contrapposizione frontale con le potenze fasciste del continente. Fu un´opportunistica neutralità che favorì indubbiamente la sconfitta repubblicana, premessa necessaria alle successive aggressioni naziste e alla seconda guerra mondiale. Nel 70° anniversario della guerra civile spagnola vorremmo con questa rassegna dare il nostro contributo a rievocare proprio alcuni dei difficili e drammatici passaggi attraverso cui, come scriveva Paolo Gobetti nella prefazione del volume Spagna anni ´30 (Torino, 1990), “[…] si sviluppò la difficile fiammata del cinema di guerra tra il ´36 e il ´39 e come questa appassionata ´aurora di speranza´ si sia poi spenta, rapidamente soffocata nella notte buia e crudele del regno di Franco, trionfo delle tenebre reazionarie e degli ideali nazionalistici, clericali, razzisti e corporativi”, di cui “[…] forse un simbolo è proprio un film, quel Raza realizzato su copione dello stesso Franco. La razza ha battuto la speranza: l´Aurora de esperanza degli anarchici del 1936 e la speranza l´Espoir di André Malraux; la speranza di una rivoluzione in cui allora credevano gli anarchici spagnoli, gli antifascisti italiani, la sinistra francese ”.

Le modalità della produzione cinematografica nel corso della guerra
Per orientarsi nei film della rassegna le brevi note che seguono danno sinteticamente conto delle modalità della produzione cinematografica nel corso della guerra. In Spagna si fronteggiarono anche sul piano della produzione di film due schieramenti, quello repubblicano e quello nazionalista (franchista).

1.Fronte repubblicano

I due centri cardine della produzione cinematografica del fronte repubblicano furono Madrid e Barcellona. È opportuno distinguere: la produzione anarco-sindacalista (Cnt-Fai), che ebbe il suo centro a Barcellona; la produzione delle organizzazioni marxiste; la produzione del governo (che si avvalse di un certo numero di intellettuali non inseriti in strutture politiche precise). Nella produzione anarchica spiccano i filmati della Cnt (Confederación Nacional del Trabajo), attiva durante tutta la guerra soprattutto a Barcellona e quelli del Suep (Sindicato Unico de Espectáculos Públicos) che nel 1937 si converte in Sie (Sindicato Industria del Espectáculo). Un nome che merita di essere ricordato è quello di Mateo Santos, noto per la capacità di appropriarsi di materiale filmico franchista a fini propagandistici repubblicani. Il materiale filmico anarchico si compone di pellicole informative, i “reportages” di guerra, film di propaganda (con documentari didattici, dottrinali, ideologici), e anche film a soggetto costruiti su vicende esemplari dello spirito anarchico. A Madrid, invece, la produzione anarchica è pressoché inesistente, se si eccettua il Friep (Federación Regional de la Industria de Espectáculos Públicos). Protagonisti della produzione di orientamento marxista furono il partito comunista di Spagna, il partito socialista unificato della Catalogna, la Gioventù socialista unificata, la casa di produzione Film Popular (con sede a Barcellona), che nel gennaio del 1937 (in collaborazione con Laya Film) dette vita a España al día, notiziario settimanale poi tradotto in diverse lingue (Nouvelles d’EspagneSpain Today). Importanti inoltre i nomi di Esfir Shub e Roman Karmen, registi sovietici che con il loro peculiare stile mirante a cogliere l´aspetto umano della guerra (si soffermano sull´espressione dei volti, sul movimento delle mani, riprendono gli edifici o le chiese distrutte, le donne che si prodigano nella lotta, le esecuzioni, i rifugiati che scappano) forniscono un quadro della guerra vista non in prima linea ma nelle retrovie, nei luoghi dove la guerra è già passata, col suo lascito di lutti e di distruzioni. Vanno aggiunti la Alianza de intelectuales antifascistas para la defensa de la cultura, della quale facevano parte tra gli altri André Malraux, Luis Aragon, Pablo Neruda, Jean Cocteau e il Socorro Rojo Internacional, che realizzò numerosi documentari. La produzione del governo fu organizzata soprattutto dal Ministero di prpoganda, che commissionò Sierra di Teruel ad André Malraux, Tierra de España a Joris Ivens, e España 1936 a Luis Buñuel. Sono inoltre da tenere presenti la casa di produzione “Euskadi” e la “Laya Films”.

2. Fronte nazionalista
Nel fronte nazionalista, la Falange disponeva del proprio dipartimento di stampa e propaganda – situato a Salamanca e diretto da Millán Astray -, che poi (aprile 1937) divenne organo nazionale. Nel 1938 si creò, nell’ambito del ministero dell’interno, il dipartimento nazionale di cinematografia diretto da Augusto Viñolas, che produsse il Noticiario Español (23 numeri e 8 documentari), al quale collaborò Edgar Neville. Un ruolo di particolare spicco fu svolto da Vicente Casanova, che fondò dapprima a Siviglia la casa di produzione Cifesa (produrrà 17 documentari), e poi animò a Berlino (1937) la Hispano Film Production. Va infine sottolineato il notevole contributo offerto dall’Istituto Luce di Roma, dove furono attivi Edgar Neville, Benito Perojo e Romolo Marcellini.

This is a unique website which will require a more modern browser to work! Please upgrade today!