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Cinema e guerra di Spagna/2 – l’ombra lunga della guerra civile

PUBBLICHIAMO L´INTRODUZIONE AL VOLUMETTO, CHE RACCOGLIE SCHEDE SU TUTTI I FILM DELLA RASSEGNA E UN BREVE PROFILO BIOGRAFICO DEI REGISTI.

In questa Spagna ormai tagliata fuori dal resto del mondo, mentre gli alleati fascisti e nazisti si preparano ai loro successivi massacri, si installa la paura. Tutto è stato detto e scritto su questi “anni di penitenza” ove i vincitori imposero ai vinti sopravvissuti la fame e l´umiliazione, il silenzio e la vergogna, la delazione e la morte, l´esilio infine nella loro stessa patria. E il cinema, come un sedativo, sia per ingannare la fame, sia per aiutare a dimenticare. (Marcel Oms, La guerre d´Espagne au cinéma, Parigi, 1986, p.158)

La guerra di Spagna al cinema è un universo, un grande pozzo ricco di una infinità di film: basta vedere il Catàlogo general del Cine de la guerra civil, edito dalla Filmoteca Espanola nel 1996, che raccoglie attualmente 847 titoli tra cinegiornali, documentari e film a soggetto (ma ne sta per uscire una edizione molto più ricca) per rendersi conto di come il cinema abbia dedicato molte forze, energie, immagini a quello che è stato, a detta di molti storici, uno dei nodi più carichi ed emblematici della storia del secolo passato. Eppure sembra sempre che non tutto sia stato detto, che ci sia ancora molto da raccontare, da scoprire. Ne è esempio il grande successo del film di Ken Loach Tierra y libertad (1994), accolto come se aprisse un velo su verità non dette e storie non raccontate. Dalla sconfitta della repubblica ad oggi si sono impegnate con la cinepresa diverse generazioni di registi: c´è chi parte dall´esperienza diretta della guerra, chi da ricordi infantili e da una lunga esperienza della dittatura, chi dall´esperienza del tramonto di Franco e dell´avvento della democrazia. E´ dunque inevitabile che diverse sensibilità e diversi approcci e linguaggi caratterizzino il lungo elenco dei film che fanno riferimento alla guerra civile; va certo considerata come linea discriminante quella del passaggio dalla censura alla libertà d´espressione, anche se in tanti modi la censura stessa viene aggirata, con esiti di una raffinatezza a volte sorprendente. D´altra parte, l´indagine sull´esperienza interiore della guerra e del fascismo, sui simboli più che sui fatti, obbligata in tempo di censura, prosegue anche dopo e ben vicino a noi, come se il cinema del periodo della dittatura avesse lasciato formule utili sia per dire silenziosamente, sia per dire riscoprendo dopo un lungo silenzio e un´insistita rimozione, formule in cui l´occhio limpido del bambino è spesso l´elemento chiave, l´occhio che registra senza valutare (provocando a farlo però chi guarda dietro le sue spalle) e che, se giudica, lo fa a partire da metri e riferimenti che appartengono all´immaginario, a una realtà parallela a quella esistente, e comunque diversa. La rinuncia a valutare o il giudizio fondato sull´immaginario sono specchio di situazioni in cui ci sono cose di cui non si parla, in cui pende un rimosso consistente, che è esattamente ciò che la vittoria di Franco e la dittatura imporranno tanto a lungo agli spagnoli, in primo luogo agli sconfitti. Si può dire che il riferimento alla guerra civile, il suo ripensamento abbia costituito nel corso di settant´anni schemi d´approccio e elementi simbolici (come il padre macho fascista e la madre drammaticamente oppressa e segretamente insofferente) ricorrenti, che gettano un ponte fra le generazioni dei registi, fra il prima e il dopo, arrivando a costituire quasi un genere, sia pure diversamente attraversato e con le sue varianti. Ma accanto al segno filmico in cui prevalgono l´intimo, il familiare, il rimosso che incombe, l´onirico c´è un altro straordinario fenomeno cinematografico molto peculiare della Spagna del dopo guerra civile: è il ritorno martellante, inestinguibile delle immagini girate in guerra, che diventano icona complessa e vitale di un evento, di un tempo e di un destino. Icona che si impone a chiunque tenti un discorso sulla Spagna della guerra civile e che sovrasta con una sua propria autonoma forza di significato le intenzioni dei suoi manipolatori. Sono immagini che da subito hanno un destino non lineare: molte vengono montate e rimontate, non solo in momenti diversi, ma anche da registi schierati su opposti fronti. Diventano icona rivelando nuclei non smembrabili di significato, intenzioni non cancellabili in chi le girò, che rendono conveniente e possibile ancor oggi un approccio ´antropologico´. Da Rossif a Patino, al documentario per la televisione “Exilio”, dal 1963 al 2005, abbiamo in rassegna casi straordinari di utilizzo delle immagini d´epoca che, laddove si rinunci all´approccio puramente filologico, si lasciano attraversare in diverse prospettive, pur mantenendo una loro ostinata immodificabile consistenza evocativa.
Proprio a causa di questa grande quantità di film, spagnoli e internazionali, appartenenti a diversi momenti si è rivelato non facile la scelta delle opere per costruire la seconda serie della rassegna Cinema e guerra di Spagna, dedicata al cinema che dal dopoguerra e dall´esilio giunge fino alla liquidazione del franchismo e agli anni della democrazia. Ci siamo quindi attenuti a un percorso cronologicamente diviso in tre fasi che arriva fino all´oggi, con film che possono essere considerati ormai dei grandi classici attraverso cui possiamo ripercorrere il cammino di una memoria lentamente riemergente dopo la grande rimozione degli anni della dittatura.
Della prima sezione, Il lungo dopoguerra, fanno parte film prodotti in Spagna e all´estero nel periodo della dittatura franchista, film molto diversi fra loro, ma tutti, con diversi linguaggi, alcuni straordinari per efficacia, e diversi destini, fra cui censure durissime da parte del regime, vere pietre miliari nella sollecitazione a non dimenticare e a riflettere sulle motivazioni della guerra e sulla natura profonda del regime fascista spagnolo, in parziale metamorfosi a un certo punto, dopo la sconfitta dei suoi sostenitori dell´Asse.
Nella seconda, Film sulla guerra civile – periodo della ´transizione´ (1976 – 1982), si trovano alcuni film prodotti in Spagna subito dopo la morte di Franco, quando il regime è progressivamente scardinato da processi di riconquista della democrazia e la libertà di espressione ridiventa nel paese, dopo lungo tempo, una possibilità di cui è possibile usufruire.
La terza sezione, Film sulla guerra civile – Spagna democratica, propone infine una selezione esemplificativa dei tanti film dedicati da registi della Spagna contemporanea alla riconsiderazione della tradizione della guerra civile e del dramma dell´esilio per gli sconfitti. Questo libretto raccoglie dunque le schede dei film in rassegna, le biografie dei registi e una sintetica cronologia.

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