Edizione 2009

Molte davvero, quasi centocinquanta, le opere pervenute in questa sesta edizione del concorso. Le numerose scuole che hanno scelto di partecipare sono disseminate un po’ in tutte le regioni italiane, e questo significa che Filmare la storia è ormai un riferimento nazionale, anche se abbiamo notato che al concorso partecipano più le scuole di centri piccoli e medi e meno quelle delle grandi città.

Non è ancora tempo di bilanci, ma qualche constatazione è possibile.
Diminuiscono le opere provenienti dalle scuole elementari, effetto evidente dell’abolizione dell´insegnamento della storia del Novecento nel ciclo primario.
Numerose, invece, le opere provenienti dalle scuole medie. Non avevamo notato negli scorsi anni una così diffusa attenzione a esplorare nuovi temi e nuovi approcci in questo triennio intermedio, che a volte appare un po’ sottovalutato.

Le scelte tematiche e le modalità di affrontarle appaiono comunque interessanti in modo generalizzato, anche rispetto agli scorsi anni. Ci sono evidentemente non pochi insegnanti che scommettono sia sull’efficacia didattica di percorsi di analisi attiva e diretta di ambienti, vicende e personaggi, sia sulla sfida di rappresentare con immagini ben selezionate le scoperte fatte con i loro allievi. Interessanti anche certe formule produttive, in cui scuola e risorse culturali dei territori riescono a coordinarsi positivamente.

Sempre viva rimane peraltro la preoccupazione di scegliere percorsi di lavoro che possano giovare nella formazione di una sensibilità al rispetto umano, ai valori della giustizia sociale e di una democrazia non solo formale.

Il tema della Resistenza, forse non a caso, è tornato a catalizzare l´interesse di parecchie classi, ma anche qui si fanno poche concessioni ai cliché. Chi partecipa a questo nostro concorso coltiva evidentemente l´idea di una didattica che trasmette non ripetendo ma cercando… I premi da quest’anno più numerosi (a quelli tradizionali si sono aggiunti i premi speciali istituiti dalla Regione Piemonte e dalla Città di Torino) consentiranno per fortuna alle giurie di segnalare un numero maggiore di opere meritevoli.

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