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Due film sul comandante Beltrami, su Giuliana, sua moglie, e sulla battaglia di Megolo

Il 16 febbraio alle ore 20 nella sala proiezioni del Museo Diffuso della Resistenza l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza presenta in anteprima per Torino Giuliana e il capitano di Vanni Vallino,  interpretato, fra gli altri, da Marco Morellini, Elena Ferrari, Nino Castelnuovo, Bruno Gambarotta, Erika Blanc, Giuliano Judica Cordiglia e realizzato con la supervisione storica di Mauro Begozzi dell’Istituto Storico della Resistenza di Novara e la collaborazione dei figli di Giuliana e Filippo Beltrami.
Nella stessa giornata, alle ore 17.30, verrà anche riproposto il documentario di Paolo Gobetti e Claudio Cormio Non c’è tenente né capitano.

Il 13 febbraio ricorre quest’anno il 68° anniversario della drammatica battaglia di Megolo in cui cadde con undici dei suoi partigiani  il comandante Filippo Beltrami. Nato a Omegna, architetto a Milano, sposato con Giuliana Gadola e con tre figli, antifascista pur senza clamori, Beltrami, poco più che trentenne accetta di assumere, subito dopo l’8 settembre, il comando di un piccolo gruppo di militari sfuggiti ai tedeschi, fra cui Antonio Di Dio, ufficiale in s.p.e., e di giovanissimi, fra cui Gaspare Pajetta, torinese, attestandosi nella zona di Quarna in Valle Strona. Nel contesto della Resistenza nascente, delle “prime bande”, la formazione del capitano Beltrami si impone molto presto all’attenzione del nemico sia per la combattività e il numero crescente degli effettivi, sia anche per la figura carismatica, per lo straordinario ascendente sui suoi uomini del giovane ufficiale partigiano, al cui fianco è non di rado, anche nelle azioni militari, la moglie. Attaccati con insistenza dai nazifascisti,  Beltrami e una parte dei suoi, abbandonata la Valle Strona, si schierano intorno a Megolo, nell’Ossola. Scelgono di non mollare e proprio Beltrami respinge in un colloquio con un ufficiale del comando tedesco di Meina la profferta di un salvacondotto in cambio dell’abbandono della lotta. Il 13 febbraio il nemico attacca però in forze Megolo e i partigiani soccombono infine al numero degli avversari, esaurite tutte le munizioni.
La vicenda del capitano e dei suoi e, soprattutto, quel sacrificio eroico dell’epilogo (per cui a Beltrami sarà assegnata la medaglia d’oro al valor militare) sono espressione di una limpida e convinta determinazione partigiana, scevra di ogni retorica e semmai segnata dalla convinzione che, in particolare all’inizio della Resistenza, occorreva affermare, anche talvolta a costi molto alti, la legittimità della presenza sul territorio dei ribelli alla tirannide nazifascista.
Alle suggestioni della determinazione e del coraggio nella lotta si aggiungono nella storia del capitano Beltramiquelle dell’amore intenso e costante che unisce il comandante e la moglie Giuliana, da lei poi raccontato nel bel libro Il capitano, pubblicato nel 1946.

Non sorprende che Franco Antonicelli e Paolo Gobetti, inseguendo all’inizio degli anni Settanta il progetto di rievocare la fase aurorale della Resistenza in Piemonte, si lascino attrarre dalla prospettiva di raccontare la storia del “Capitano”, della sua banda, di Giuliana e di Megolo, anche se dovranno passare vent’anni prima che quel racconto diventi il documentario Non c’è tenente né capitano, realizzato da Paolo Gobetti e Claudio Cormio nel 1994, in cui Giuliana Gadola appare intervistata e lettrice del suo libro, ma anche protagonista di brevi filmati di famiglia che la ritraggono accanto al marito, in un coro di voci dei partigiani della banda Beltrami sopravvissuti.
Ma è una storia che non cessa di coinvolgere, anche dopo la morte, nel 2005, di Giuliana, protagonista a tutti gli effetti nella lotta partigiana e tutrice instancabile e sempre coinvolta della figura del marito e della sua Resistenza.
Nel 2011 Vanni Vallino, ispirandosi a questa vicenda così ricca di suggestioni, al libro di Giuliana Gadola e anche alla sua figura di donna  che segue e condivide le scelte del marito ma con determinazione prende anche in mano il suo destino, realizza il film Giuliana e il capitano. Il film pone soprattutto l’accento sull’intreccio fra le scelte di campo, la lotta partigiana e il grande amore fra Giuliana e Filippo Beltrami, su cui in particolare si sofferma, ricostruendo le trame di un rapporto che non si ferma alla coppia, non rimane chiuso nelle stanze delle loro case di Milano o di Cireggio, ma va oltre, assumendo nuovi più ampi significati, fino alle baite della Camasca e alle montagne dell’Ossola.

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